Ginevra – 29 agosto 2025 — L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha esortato l’Iran a fermare immediatamente tutte le esecuzioni e a introdurre una moratoria sull’uso della pena di morte, alla luce dell’aumento significativo dei casi registrati quest’anno.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, almeno 841 persone sono state giustiziate in Iran tra gennaio e agosto 2025, rendendo il Paese il secondo esecutore al mondo e il primo in rapporto alla popolazione. L’ONU ha definito questa situazione parte di un “modello sistematico” in cui la pena capitale viene impiegata come strumento di controllo e intimidazione statale.
Nel suo comunicato, l’Alto Commissario Volker Türk ha espresso forte preoccupazione riguardo a:
l’applicazione della pena di morte dopo processi che violano gli standard di equità, incluso il mancato accesso alla difesa legale e alle garanzie procedurali;
le esecuzioni per reati di droga non violenti, che non soddisfano la soglia internazionale dei “crimini più gravi”;
il ricorso sproporzionato alla pena capitale contro minoranze etniche e persone migranti;
i casi che coinvolgono minorenni, vietati in modo assoluto dal diritto internazionale;
condanne basate su accuse vaghe o di natura politica.
Le Nazioni Unite hanno ribadito che la pena di morte è incompatibile con il diritto alla vita, comporta un rischio inaccettabile di errori giudiziari e non dovrebbe mai essere utilizzata per punire comportamenti protetti, come l’espressione pacifica del dissenso o l’associazione civile.
L’ONU ha inoltre espresso urgenza per la sorte delle persone che rischiano un’esecuzione imminente, tra cui alcune condannate in relazione a precedenti proteste e altre accusate sulla base di leggi di sicurezza nazionale ampie e controverse.