La novantaseiesima settimana della campagna “Martedì No all’Esecuzione” (Tuesdays No to Execution) prosegue in 55 diverse carceri in Iran con lo sciopero della fame dei detenuti. Questa settimana, anche i prigionieri del carcere di Birjand si sono uniti alla campagna.
Il comunicato della 96a settimana evidenzia un’escalation senza precedenti delle esecuzioni in Iran:
«L’apparato repressivo in Iran, per la propria sopravvivenza, ha intensificato il processo di esecuzione dei prigionieri con una velocità senza precedenti. L’estensione delle esecuzioni, in assenza di un giusto processo, e l’uso sistematico della pena di morte come strumento per creare terrore, costituiscono una chiara violazione dei diritti umani fondamentali e un evidente esempio di crimine contro l’umanità.»
Il comunicato sottolinea inoltre che la condanna a morte emessa per Mohammad Mahdi Soleimani – un manifestante arrestato durante le proteste del 2022 (la “rivolta del 1401”) – non è un caso isolato. Piuttosto, essa rappresenta il “modello costante per l’eliminazione dei manifestanti” e caratterizza un processo giudiziario non valido e politicizzato.
Punti Salienti Aggiuntivi del Movimento:
Con l’adesione del carcere centrale di Birjand, la campagna si estende a 55 carceri iraniane.
Il movimento fa riferimento all’approvazione della 72a risoluzione delle Nazioni Unite contro le violazioni dei diritti umani in Iran, che ha riconosciuto due fatti cruciali: il riconoscimento del massacro del 1988 (1367) e la condanna del processo di esecuzioni senza precedenti utilizzate dal governo come strumento di intimidazione.
Nonostante la condanna internazionale, il governo non rinuncia alle esecuzioni. A novembre (Aban), sono state eseguite 311 esecuzioni, un dato senza precedenti dal massacro del 1988.
Le famiglie dei condannati a morte, nonostante le minacce e le pressioni sulla sicurezza, continuano a protestare nelle strade per difendere la vita dei loro cari, un atto di resistenza che richiede il sostegno della comunità internazionale.