In Iran, essere donna è spesso una condanna silenziosa. Mentre in gran parte dell’Europa le donne combattono per una piena parità in un contesto di libertà, in Iran lottano ogni giorno solo per sopravvivere con dignità. Le donne iraniane vivono sotto un regime che impone il silenzio, il velo obbligatorio, e la sottomissione. Chi osa parlare viene punita.
Fin dall’inizio del regime islamico, le donne iraniane non hanno mai accettato il silenzio. Quando fu imposto lo slogan “o il velo o il bastone”, loro scelsero il coraggio. Non si sono mai sottomesse del tutto.
In ogni protesta — da quelle studentesche degli anni ‘90, fino alla rivolta del 1401 e al movimento di Mahsa Amini — le donne sono state in prima linea. Con determinazione e coraggio hanno sfidato l’oppressione, anche a costo della vita.
Il loro cammino non è solo resistenza. È la costruzione di una nuova speranza. Chiedono diritti minimi, umani, fondamentali: poter studiare, lavorare, vivere libere.
In ogni epoca, in ogni città, le donne iraniane hanno dimostrato che non si arrenderanno mai. Sono la voce di un popolo che vuole libertà. E sono loro, oggi, le vere leader della lotta.



Pensiamo a Maryam Akbari Monfared, madre di tre figli, in carcere dal 2009 per aver chiesto giustizia per i suoi familiari giustiziati negli anni ’80. Condannata a 15 anni senza un giusto processo. Nessuna licenza, nessun contatto con i suoi figli per anni. Il suo crimine? Aver alzato la voce.
Varisheh Moradi, una donna curda, attivista pacifica, condannata a anni di carcere solo per il suo impegno nella difesa dei diritti delle minoranze. Subisce discriminazione non solo come donna, ma anche come curda. È la testimonianza vivente della doppia oppressione che molte donne subiscono in Iran.
E poi Pakhshan Azizi, educatrice e attivista per i diritti delle donne. Arrestata senza motivo chiaro, detenuta in condizioni disumane, semplicemente per aver promosso l’educazione e la consapevolezza tra le giovani donne.
Le loro storie non sono eccezioni. Sono il volto quotidiano della resistenza femminile in un Paese che considera le donne cittadine di seconda classe. Ogni voce che si alza viene ridotta al silenzio con la prigione, le torture psicologiche, l’isolamento.
Noi, che viviamo in libertà, abbiamo il dovere morale di non restare in silenzio. Le donne iraniane non chiedono pietà. Chiedono solidarietà. Chiedono che il mondo le veda, le ascolti, le difenda.
Unisciti alla loro voce. Parla per chi non può. Sostieni la libertà delle donne in Iran.

La violazione dei diritti delle minoranze religiose è una vergogna e deve finire.