La campagna “I Martedì contro la pena di morte” è ormai diventata qualcosa di più di un semplice raduno: è un simbolo di resistenza civile, di richiesta di giustizia e di difesa del valore fondamentale del diritto alla vita.
Questa settimana, l’iniziativa si è svolta in una forma senza precedenti. Città come Teheran, Karaj, Songhor, Mashhad, Tabriz, Shiraz, Babol, Arak, Rasht, Shush, Nishapur, Shirvan, Aligudarz, Abdanan, Esfahan, Saveh, Damavand, Babol e Shahrekord hanno visto una partecipazione molto ampia da parte della popolazione.
Durante queste manifestazioni, si sono ripetuti slogan come:
No alla pena di morte
Non uccidete
Né prigione, né esilio, né esecuzioni
L’espansione della campagna “I Martedì contro la pena di morte” rappresenta una nuova ondata di protesta contro l’uso della violenza estrema e contro la cultura della morte ancora presente nel Paese.
Negli ultimi giorni, diversi casi di esecuzione o di rischio immediato di esecuzione — come quelli di Mohammadjavad Vafaee-Sani, Ehsan Faridi e altri detenuti — hanno aumentato la preoccupazione collettiva e spinto ancora più persone a unirsi all’iniziativa.
Le famiglie in cerca di giustizia: il cuore pulsante della campagna
Tra i partecipanti, la presenza delle famiglie di detenuti condannati o di persone che hanno perso la vita negli ultimi anni è stata particolarmente significativa e toccante.
Madri, padri e sorelle, portando le foto dei loro cari, si sono posti in prima fila gridando:
“No alla pena di morte per nessuno”
“Sostenete la campagna dei Martedì contro la pena di morte”
Queste famiglie dicono che la loro presenza è sia per difendere i diritti dei loro cari sia per impedire che altre vite vengano spezzate.
La loro determinazione manda un messaggio chiaro: la società — soprattutto le generazioni più giovani — non accetterà più che la perdita di vite umane avvenga senza conseguenze o senza voce.