Avvertimento della relatrice speciale delle Nazioni Unite, Ms. Mai Sato, sull’ondata di nuova repressione in Iran dopo il conflitto con Israele

Mai Sato: L’aumento preoccupante delle esecuzioni, degli arresti di massa e della repressione delle minoranze in Iran è un campanello d’allarme per la situazione dei diritti umani.

Avvertimento di Mai Sato sulla nuova ondata repressiva
La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran, Mai Sato, ha emesso una dichiarazione ufficiale in cui esprime profonda preoccupazione per il crescente deterioramento dei diritti umani in Iran, definendolo una seria minaccia per lo stato di diritto e per la dignità umana.

Esecuzioni immediate dopo il conflitto militare
Secondo quanto riferito da Mai Sato, dal 13 giugno 2025, data d’inizio del conflitto militare tra Iran e Israele, almeno sei cittadini iraniani sono stati giustiziati con l’accusa di spionaggio a favore di Israele. Le esecuzioni sono avvenute senza il rispetto degli standard internazionali di equo processo e attraverso processi sommari. Tre delle persone giustiziate erano curdi, sollevando gravi preoccupazioni per la persecuzione delle minoranze etniche nelle politiche di sicurezza della Repubblica Islamica.

Arresti di massa: giornalisti, attivisti, minoranze etniche e religiose
Nel resto della dichiarazione, Sato afferma che centinaia di persone sono state arrestate nello stesso periodo, tra cui:
– difensori dei diritti umani
– utenti dei social media
– giornalisti
– attivisti civici
– cittadini stranieri (tra cui cittadini afgani)
– membri di minoranze come bahá’í, curdi, baluci e arabi.

Ahmadreza Djalali a rischio esecuzione imminente
Sato ha anche fatto riferimento al caso di Ahmadreza Djalali, ricercatore iraniano-svedese, precedentemente condannato a morte per spionaggio per Israele. Di recente, Djalali è stato trasferito in una località sconosciuta, e la sua famiglia e i suoi avvocati non sono informati sul suo luogo di detenzione, aumentando i timori per un’esecuzione imminente o una scomparsa forzata.

Scomparse forzate e situazione incerta dei prigionieri di Evin
La relatrice speciale ha denunciato anche lo stato incerto dei prigionieri del carcere di Evin, alcuni dei quali, dopo l’attacco aereo israeliano alla prigione, sono stati trasferiti a Tehran-e Bozorg e a Qarchak.
«Le informazioni ricevute indicano un grave deterioramento delle condizioni sanitarie e psicologiche di questi detenuti. Inoltre, il luogo di detenzione di alcuni rimane ignoto, suggerendo un possibile caso di scomparse forzate», ha affermato Sato.

Progetto di legge preoccupante in Parlamento
Oltre alla repressione sul campo, il Parlamento iraniano sta esaminando un disegno di legge che definisce lo spionaggio come “corruzione sulla Terra” (efsad fel arz), crimine che comporta la pena di morte.
Mai Sato ha descritto questa proposta come un «preoccupante sviluppo politico-giudiziario che rischia di intensificare la repressione invece di ridurre le tensioni».

Espulsione forzata dei rifugiati afghani
Un altro punto critico del rapporto riguarda l’espulsione di massa dei rifugiati afghani dall’Iran. Secondo i dati disponibili, oltre 256.000 cittadini afghani sono stati deportati solo nel mese di giugno 2025. Questa pratica viola chiaramente gli standard internazionali sui diritti dei rifugiati e solleva gravi preoccupazioni su:
– violazioni del diritto d’asilo
– separazione familiare
– rimpatrio forzato verso aree non sicure

Avvertimento contro l’uso politico del post-conflitto
Sato ha sottolineato:
«Gli Stati non devono usare il contesto post-bellico come pretesto per reprimere minoranze e oppositori politici. Anche tenendo conto degli attacchi illegittimi di Israele e Stati Uniti, i rapporti ricevuti sulle nuove ondate di esecuzioni, arresti e repressione in Iran sono estremamente allarmanti e contrari agli obblighi internazionali».

Appello al sostegno internazionale per la società civile iraniana
Nel finale del comunicato, la relatrice speciale ha esortato la comunità internazionale a rafforzare concretamente il sostegno ai media indipendenti e ai gruppi civici in Iran.
«La sopravvivenza della resistenza civile in Iran dipende dalla loro capacità di documentare le violazioni, preservare la memoria collettiva e coordinare le loro azioni. Il sostegno finanziario, tecnico e politico internazionale deve concentrarsi su questo obiettivo», ha dichiarato.

Il comportamento del regime sarà il metro di giudizio globale
Infine, Sato ha affermato che il comportamento del governo iraniano dopo la fine del conflitto militare sarà un parametro decisivo per valutare il suo impegno nei confronti dello stato di diritto e degli standard internazionali sui diritti umani.
«La ripetizione dei modelli oscuri di repressione del passato deve cessare. La storia non deve ripetersi a scapito del popolo iraniano», ha concluso.

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